Le NDE (acronimo per l’espressione inglese Near Death Experience, a volte tradotto in italiano come “esperienza di pre-morte”) sono esperienze psico-sensoriali vissute e descritte da soggetti che, a causa di malattie terminali o di eventi traumatici, hanno sperimentato fisicamente una condizione di coma, di arresto cardiocircolatorio e/o di encefalogramma piatto, senza tuttavia giungere alla vera e propria morte.

Da più di trent’anni il fenomeno NDE  viene studiato in ambiente scientifico, sia medico che psicologico, continuando a dividere i ricercatori nella sua interpretazione. Raymond Moody (1975) ha descritto per primo i vari elementi che compongono le NDE e questi elementi si ripresentano anche in studi successivi di altri autori senza rilevanti differenze. Questa è la sequenza temporale degli eventi che viene, in genere, rispettata:

-L’incomunicabilità sensoriale – È l’elemento che si ritrova più frequentemente: i soggetti vedono e capiscono tutto quanto avviene attorno a loro, senza poter captare l’attenzione di nessuno né poter entrare in contatto con i loro cari o con i rianimatori.

-La pace e l’assenza di sofferenza – Le persone che vivono una NDE soffrono spesso molto, finché restano coscienti nel loro corpo. In compenso, quando il “nastro viene tagliato”, provano un sentimento molto vivo di pace e di benessere, senza sofferenza.

-L’uscita dal corpo – Spesso, nel momento in cui i medici dicono: “È finita”, i pazienti conoscono un completo cambiamento di prospettiva. Sentono che stanno salendo e vedono il loro corpo al di sotto di loro. Percepiscono un senso di “propulsione” o “aspirazione”, che li distacca dal proprio corpo.

-L’ascesa rapida “al cielo” – Alcuni parlano di una “esperienza di galleggiamento” nel corso della quale salgono rapidamente in alto. Alcuni percepiscono l’universo da una prospettiva spaziale, come i satelliti e gli astronauti. C.G. Jung visse questo tipo di esperienza nel 1944 dopo una crisi cardiaca. Disse che si era sentito innalzare velocemente verso un punto situato molto al di sopra della terra.

-Il tunnel – L’esperienza del tunnel avviene dopo aver lasciato il corpo. A questo stadio, si manifesta davanti ai pazienti una zona di tenebre e, alla fine, si ritrovano in una luce brillante di cui parleremo in seguito. Invece di passare attraverso un tunnel, alcune persone salgono per una scala. Altre raccontano di aver oltrepassato una porta bellissima, piena di ornamenti. Questa porta sembra ben simbolizzare il passaggio in un altro mondo. Ci sono delle persone che sentono una specie di sibilo durante l’attraversamento del tunnel. Altri sentono una vibrazione elettrica o un ronzio quando si trovano nella zona oscura.

-Gli Esseri di luce – In generale, all’uscita dal tunnel, le persone incontrano degli esseri di luce. Ma non si tratta di una luce abituale. Questi esseri brillano di una luminosità intensa e molto bella che sembra irradiare tutto e riempire la persona di amore. Le persone affermano che questa luce è molto più brillante di tutto quanto possiamo conoscere sulla terra in materia di luce. Tuttavia, malgrado la sua brillantezza e la sua intensità, essa non fa male agli occhi. Al contrario, è calda, vibrante e vivificante. Arrivate nella luce, le persone incontrano spesso dei parenti o degli amici deceduti. Mentre si svolge la NDE, la comunicazione non si fa con le parole come al solito, ma tramite telepatia, con mezzi non verbali, la cui comprensione è immediata.

-L’essere supremo di luce e di amore – Dopo aver incontrato diverse persone nella luce, il soggetto incontra un Essere supremo di luce. I cattolici dicono spesso che è Dio o Gesù. Secondo la loro appartenenza religiosa, altri dicono anche Buddha o Allah, o un essere comunque sacro. Ad ogni modo, l’Essere rifulge di un amore e di una comprensione infiniti. L’identificazione con una figura divina nota sembra essere un’interpretazione a posteriori dell’esperienza (Van Lommel, 2007). In quel momento viene detto loro che devono rientrare nel corpo terrestre. Frequentemente le persone, in questi frangenti, vedono scorrere il “film” della propria vita, che esse stesse sottopongono ad un giudizio morale.

-Il bilancio della vita – Quando le persone rivedono la propria vita, l’ambiente riconoscibile sparisce. Al suo posto, sfilano in contemporanea i più piccoli eventi della loro vita in una visione panoramica colorata e a tre dimensioni. I soggetti riferiscono che la loro intera vita è lì, tutta d’un colpo. Percepiscono anche,  istantaneamente, gli effetti delle proprie azioni su chi stava loro vicino.

-Un tempo ed uno spazio diversi – Le persone che hanno avuto una NDE parlano di un tempo condensato, per nulla simile al tempo scandito dai nostri orologi. Ne parlano come di un’ “eternità”, in cui un secondo è come mille anni. Nel corso di queste esperienze, i limiti che ci impone lo spazio nella vita quotidiana spesso scompaiono e ci si può spostare ovunque istantaneamente, in altre stanze, in altre città o addirittura in altri continenti.

-Una trasformazione psico-emozionale molto particolare Per molti, la NDE è un’esperienza talmente piacevole che non vogliono ritornare. Sono in genere furiosi contro i medici che li richiamano alla vita. Una volta tornati, vivono una vera e propria trasformazione di sé, riassumibile nei seguenti fattori:
– una inadeguatezza espressiva: tutti coloro che hanno vissuto queste esperienze dicono che la loro visione non si può raccontare con parole “umane”, che niente, nella vita normale, può essere comparato a quanto essi hanno vissuto.Questo fatto può talora produrre un disagio che richiede un intervento psicoterapeutico;
– un sentimento di amore traboccante: l’amore incondizionato di cui parlano tutti sarebbe ineffabile, traboccherebbe dalle loro labbra. Tutte le persone che hanno vissuto questa esperienza tornano persuase che l’amore è la cosa più importante della vita;
– una grande sete di conoscenza: diventano lettori avidi, anche se prima non amavano molto leggere. A volte, riprendono gli studi per esplorare un campo diverso da quello in cui lavorano. In breve, affermano di essere diventati “altri” e migliori.

ANALISI NEUROLOGICA DEL FENOMENO

Tutte le interpretazioni mediche e psicologiche che mirano a minimizzare le NDE, tendono ad attribuire il fenomeno agli effetti bizzarri di un cervello morente, che produrrebbe immagini atte a proteggere psicologicamente l’individuo da un pericolo mortale, o ancora una rimembranza dell’esperienza della nascita, un’allucinazione, un sogno, l’effetto di sostanze psicoattive  o addirittura un effetto condizionato della stessa conoscenza ormai diffusa delle NDE. In verità, queste teorie peccano di clamorosa incompletezza, poiché si limitano a spiegare solo singoli aspetti dell’intera esperienza, lasciando irrisolti interrogativi enormi.

Sulla base delle riflessioni del neurofisiologo francese Renée Bourdiol (Bourdiol, 1992, 1996), ipotizziamo che l’esperienza di pre-morte sia realmente la modalità del morire, o quanto meno la sua prima fase. Nelle concezioni degli antichi Egizi – attraverso il Papiro d’Ani ad esempio – e del buddismo tibetano – il Bardo Thödol – le testimonianze delle NDE trovano conferma poiché si descrivono avvenimenti molto simili, confermando anche il valore qualitativo, psico-emozionale e sensoriale dell’evento e lo stesso dicasi per culture diverse e lontane (Athappilly, Greyson, & Stevenson, 2006).

Ci pare infatti che il processo del morire possa consistere nella traduzione psichica di una progressiva sottrazione di energia neurologica (non disponiamo di un termine meno vago), dapprima dal sistema nervoso periferico e poi centrale, in un percorso ordinato che tocca progressivamente:

  1. il bulbo e il tronco cerebrale,
  2. i centri sottocorticali e il cervelletto,
  3. le strutture ottiche e temporali,
  4. la corteccia limbica,
  5. la corteccia frontale,

in stretto ordine anatomico, spaziale e temporale.

 

Pim Van Lommel

L’analisi che esporremo concorda pienamente con le conclusioni dello studio di Pim Van Lommel nel 2001 alla fine del suo famoso studio  arriva a sostenere la possibilità di una coscienza delocalizzata. Questo studio, che fu condotto nel 2001 su 344 pazienti dell’unità coronarica di dieci ospedali olandesi che erano sopravvissuti ad un arresto cardiaco, ha rilevato 62 casi di NDE subito dopo l’evento, dimostrando che l’esperienza era avvenuta in uno stato di incoscienza e in condizione di elettroencefalogramma piatto, e quindi in assenza di attività cerebrale. Questo risultato, confermato da altri studi (Sabom, 1998; Parnia et al., 2001; Parnia, & Fenwick, 2002), apre la strada alla possibilità di una coscienza non localizzata nel corpo. Nella persona agonizzante, l’energia neurologica inizia a sottrarsi, ancor prima della manifestazione dell’NDE, dalla periferia del corpo (pensiamo ad esempio a mani e piedi che si raffreddano), e la sottrazione  procede risalendo il midollo spinale per approdare al bulbo e al tronco cerebrale, sede dei centri riflessi vitali, e a quel punto si verificano l’arresto cardiaco e poi respiratorio. Comincia qui l’esperienza di pre-morte. 

Analizziamo qui di seguito i singoli elementi delle NDE:

Incomunicabilità sensoriale

Non si ritrova mai un simile fenomeno durante svenimenti o stati sincopali e si possono anche escludere manifestazioni isteriche, ipnogene o d’origine farmacologica. Invece, alcune epilessie possono scatenare situazioni per certi versi simili, il che implica la corticalità cerebrale. Particolarmente interessante che tale fenomeno sia descritto in certe pratiche yoga, in seguito all’esecuzione di determinati ritmi respiratori, estremamente rallentati. Sappiamo che l’attivatore neuronale più potente è l’anidride carbonica quindi è del tutto logico pensare che queste diverse manifestazioni che preludono alle NDE siano in relazione con le modificazioni gassose sanguigne. Tutti i sopravvissuti insistono su questo stato di beatitudine, che compare alle volte in certi stati agonici,  indipendentemente dalla manifestazione NDE. Esso può spiegarsi solo con la liberazione delle cosiddette endorfine. Essa consegue naturalmente all’eccitazione corticale indotta dalle modificazioni del metabolismo cerebrale oppure ne è una conseguenza diretta.

L’uscita dal corpo – la salita rapida al cielo

Non si ritrova solamente delle NDE, ma anche in altre sindromi:
– mediche, ed è il caso di certe malattie gravi (tossiemie), di certi stati psichiatrici (schizofrenia) o neurologici (epilessia);
– ipnotiche o ipnogeniche (narcosi o ipnosi);
– derivanti da yoga o “sciamaniche”.

È noto che la stimolazione del lobo temporale destro può produrre il fenomeno descritto (OBE, Out of Body Experience). Poniamo l’attenzione sul fatto che il processo mortale nel suo percorso sta risalendo il SNC ( Sistema Nervoso Centrale) ed ora in effetti interessa le strutture sottocorticali (gangli della base e cervelletto) implicate nell’organizzazione antigravitaria e nella strutturazione dei nostri automatismi motori. Ci pare logico pensare ad una percezione di sé privata del vincolo gravitario, e quindi al senso di essere “aspirati”. Facciamo ancora notare come il lobo temporale sia peraltro alla medesima altezza
anatomica delle strutture sottocorticali appena descritte. Ricapitolando dunque questi tre primi criteri, notiamo un legame
evidente: danno metabolico sanguigno corticale, che provoca, da una parte, ipereccitazione sensoriale esclusivamente corticale (da cui le percezioni extrasensoriali), dall’altra, una liberazione delle strutture che consentono di percepire le “frontiere somatiche” (gangli della base e cervelletto), mentre le encefaline sono liberate, per procurare calma e beatitudine.

Il tunnel

Questo criterio, ritrovato abbastanza raramente, è uno degli elementi neurologici più importanti. Abbiamo visto che:
– i soggetti si sentono “spinti” (Moody, 1975), “aspirati” (Ring, 1984), oppure “galleggiano” (Sabom, 1982).
Con implicazione della liberazione dalla presenza della forza di gravità, cioè la “disattivazione” delle formazioni cerebellari che abbiamo appena visto colpite nello stadio precedente; a questo punto:
– “essi attraversano allora una zona di tenebre” (Moody, 1975; Ring, 1984).  Il processo letale sta risalendo il SNC e arriva alle vie ottiche, appena sopra i centri sottocorticali già citati e colpisce qui i tubercoli quadrigemini inferiori (conduttori delle informazioni visive alla corteccia occipitale). Il risultato è logico: “tenebre”, “buio”, “tunnel oscuro”. Ma qui si verifica la sottrazione di energia dalla corteccia occipitale: compare in fondo al tunnel la Luce! Le strutture corticali potranno ora essere liberate; lo constateremo attraverso lo studio dei criteri seguenti.

Gli esseri di luce

Mentre la liberazione dalla corteccia visiva impone la percezione della luce più calda, intensa e piacevole mai avvertita dai morenti, viene ora toccata la corteccia limbica (strutture mnesiche comprese, ove attingere ai cari defunti), situata più in avanti, sede della nostra vita affettiva, emozionale, reattiva. È il ricettacolo biologico di quello che chiamiamo l’amore, il bello, il bene, il giusto, ma anche dell’inverso: le passioni, le nevrosi, gli impeti d’ira e l’irragionevolezza. Ma anche qui il processo sottrattivo pare esaltare esclusivamente gli aspetti positivi elaborabili dalla struttura cerebrale raggiunta dal processo letale e li amplifica nella visione successiva.

L’essere supremo di luce e amore

Vera e propria esaltazione emozionale, che segnerà per sempre chi ha vissuto una NDE.  Gli  “scampati” di Ring non l’hanno mai visto, ma hanno sentito una presenza. E tutti gli autori sono d’accordo nel sottolineare l’ambiente “di amore e di comprensione infinita”, “del più grande amore, indescrivibile e incondizionato” (Moody, 1975), “caloroso, affettuoso e confortante” (Ring, 1984).

Il bilancio della vita

Si ritrova sempre: il film colorato e a tre dimensioni di tutta la vita del soggetto, nei suoi minimi dettagli. Vengono qui interessate le formazioni che hanno sede nell’ippocampo. Situate nel lato interno del lobo temporale, costituiscono tutta una zona annessa al lobo limbico [usiamo per comodità questo concetto, introdotto da Paul MacLean nel 1949, anche se poi criticato da Le Doux (1996)]. Si sperimenta una visione di sé da spettatore giudicante le conseguenze dei propri atti sugli altri, in una sorta di film a 3D della vita che si svolge in visione panoramica.

Un tempo e uno spazio differenti

Questo fenomeno pervade in verità tutta l’esperienza. La nozione del tempo risiede in un’area cerebrale molto anteriore, vicina al polo frontale che, per questa ragione, viene chiamata “corteccia pre-frontale”. Quest’area è specifica dell’uomo. L’animale, dal momento che ne è sprovvisto, non può rendersi conto di essere mortale e non può sapere che deve morire; perciò gli animali non sono angosciati dalla morte. Neanche i bambini lo sono. I bambini gravemente malati distolgono facilmente la loro attenzione dal pensiero della morte: giocano e smettono immediatamente di pensarci. In effetti il lobo frontale va incontro ad una maturazione tardiva (pensiamo a come il tempo scorra lentamente in età scolare ed avanzi sorprendentemente rapido in età adulta) e con essa compare l’angoscia di morte. La sottrazione di energia neurologica da quest’area può permettere di perdere la nozione del tempo ed ammantare la NDE di eternità. Una trasformazione psico-emozionale. Moody (1975) scrive: “Se le NDE presentano alcune differenze, tutte però possiedono il potere di trasformare le persone in cui si osservano. Sono già vent’anni che studio la NDE ed aspetto sempre di incontrarne una che non abbia provocato un cambiamento potente e positivo nella vita del soggetto”. Crediamo si possano mettere in evidenza tre aspetti:

  • la scomparsa della paura della morte,
  • una presa di coscienza dell’importanza dell’amore
  • un risveglio intellettuale e spirituale.
Scomparsa della paura della morte

I ricercatori sono unanimi nel riportare questo aspetto in primissimo luogo: tutti i soggetti che hanno vissuto un’esperienza di pre-morte presentano al loro “ritorno” una liberazione totale da questa angoscia atavica. Ciò non significa assolutamente che desiderino morire. Al contrario, trovano la vita molto più ricca e più bella. Alcuni, perfino, dichiarano di aver un sentimento molto netto di “cominciare finalmente a vivere”. Sono, infatti, alleggeriti da questa paura specificamente umana, perché non temono più un “annullamento della coscienza”, un “sonno senza fine e senza speranza” o addirittura una “disgregazione” o una “dissoluzione eterna” del loro essere; inoltre, nei credenti, scompare l’idea dell’inferno, anche se rare testimonianze riferiscono di una NDE “infernale”, i cui passaggi salienti coincidono comunque con le NDE classiche (Van Lommel, 2007; Elsaesser-Valarino, 2001): si sono resi infatti conto della benevolenza e dell’amore infinito dell’Essere di Luce che li accoglie nell’aldilà. Infine, superano la paura con la conoscenza che hanno acquisito dell’assenza di qualsiasi sofferenza agonica e con la consapevolezza di sapere “dove vanno a finire”.

Presa di coscienza dell’importanza dell’amore

Pressoché tutte le persone che hanno una NDE dicono che l’amore è la cosa più importante della vita. Molti affermano che è la ragione per cui siamo in questo mondo. Per la maggior parte, è il segno della felicità e della realizzazione. Accanto all’amore, tutti gli altri valori impallidiscono. Questa presa di coscienza trasforma il comportamento di questi soggetti.  Diventano più altruisti, si occupano dei loro vicini o “degli altri” senza nessuna distinzione qualitativa apparente. Danno testimonianza di un rispetto per l’ambiente che non avevano mai sentito prima; non per nuova conoscenza dei danni o per scrupolo ecologico, ma per amore di tutto ciò che vive. Il processo di cambiamento non si verifica con paragonabile intensità nei sopravvissuti all’arresto cardiaco che non hanno fatto esperienza di una NDE (Van Lommel, 2007) ed è unanimemente rilevato in tutti gli studi sulle NDE (Ring, 1984; Grey, 1985; Atwater, 2001; Sutherland, 1992; Morse, 1990; Fenwick, Fenwick, 1997; Ring, Elsaesser-Valarino, 1998).

Risveglio spirituale ed intellettuale

Al loro “ritorno”, questi soggetti si ritrovano trasformati sul piano spirituale. Qualsiasi pratica religiosa puramente esteriore scompare nei praticanti, per lasciar sbocciare una condotta più ardente e più mistica, ma molto meno formale o settaria. I non credenti danno testimonianza della comparsa di una spiritualità sicura che li “illumina”, li incita ad interessarsi agli
insegnamenti più o meno tradizionali, ma che derivano sempre da aspirazioni elevate. Molti si mettono a studiare le opere di sapienti e mistici. Poiché esiste un risveglio intellettuale correlativo, non è raro vederli riprendere i loro studi o intraprenderne di nuovi, non per il solo piacere di conoscere, ma per bisogno di “completarsi”. La trasformazione profonda del senso di sé e della vita sembra essere il segno distintivo più importante delle NDE, al punto che i suoi effetti positivi si riscontrano anche nei soggetti che, magari da bambini, hanno vissuto una NDE e non ne conservano il ricordo (Van Lommel, 2007).

Alla luce di quanto detto, condividiamo in pieno la proposta di Pim Van Lommel di spiegare il processo del morire con un aumento progressivo della consapevolezza e di accogliere la possibilità che la coscienza possa sussistere senza il corpo (Van Lommel, 2001, 2006, 2007); con Bourdiol, pensiamo che questo aumento di consapevolezza corrisponda alla progressiva sottrazione di energia neurologica al SNC. La straordinaria chiarezza e complessità di una NDE non si concilia con la confusione e con l’amnesia pre- e post- danno cerebrale (Van Lommel, 2006). Partendo da questa base teorica, abbiamo ipotizzato che le NDE, esperienze quanto mai dense e ricche di implicazioni per ogni essere umano, potessero costituire il contenuto di una narrazione sulla morte. Jerome Bruner (1995) ha sottolineato il valore fondamentale della narrazione nella costruzione del mondo e del sé, che si sviluppa dando significato agli eventi. Dare forma narrativa ad un percorso scientifico ci è sembrato una valida modalità di accesso al tema della morte.

 

Categorie: SALUTE & BENESSERE

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