Il loop di Hofstaldter è in effetti un simbolo e come tale è composto di due parti simmetriche, che ricorrono all’interno della mente umana creando altri simboli. Così lo stesso Hofstadter paragona Gödel alle creazioni di Maurits Cornelis Escher, illusioni ottiche senza continuità, o alla musica ricorsiva di Johann Sebastian Bach.

Escher – In Toscana

Tutti conoscono le opere di Escher ma non tutti possono addentrarsi nella musica di Bach e la sua strategia di composizione legata alla pura simmetria geometrica che diventa matematica ricorsiva. Escher dipinge  scale che “vanno in su andando in giù” e  Bach compone canoni detti “crab” cioè cancro, dove lo spartito può essere letto in quattro modi di cui uno normale, l’altro al contrario , il terzo allo specchio e il quarto al contrario e allo specchio. Suonando assieme tutti e quattro questi modi si ottiene la composizione finale che appare geometricamente simile alla costruzione del DNA che possiede due eliche, una ascendete e l’altra speculare discendente.

J.S.Bach – Canone “crab”

Questa idea del loop viene espressa in fisica quantistica moderna dal concetto che il piano spazio-temporale abbia la struttura di un nastro di Möbius dove lo spazio il tempo si ritrovano ciclicamente. L’Universo sarebbe dunque una superficie di Moebius, il che equivale a disegnare un nastro di Möbius dove si suona la musica sia in senso orario che in senso antiorario.

In più l’Universo sarebbe un nastro senza buco nel mezzo, cioè un oggetto che sembra un doppio cono ma che in realtà ha solo un lato e solo una faccia che si rincorrono. La superficie dell’Universo così descritto, rappresenta un volume dove le tre dimensioni´sarebbero spazio, tempo ed energia. Dunque noi esseri, dentro questo Universo, non possiamo mai incontrare la fine di esso perché, nel girare attorno al centro, al massimo possiamo tornare dove eravamo prima. L’Universo sarebbe statico, non incurvato e questo prevede, cosmologicamente parlando, che esso né si contrarrà alla fine dell’espansione né si sta espandendo all’infinito, sfuggendo alla gravità del suo centro iniziale.

Non ci sarebbe stato nessun Big Bang e la radiazione di fondo misurata non sarebbe altro che il rumore che fanno i fotoni quando si trasformano in anti-fotoni alla velocità della luce (Universo olografico, dello stesso autore, https://alienabductionsblog.files.wordpress.com/2014/03/universo-olografico.pdf).

In realtà dunque l’Universo sarebbe solo vibrazione, come alla fine della sua vita lo stesso Max Planck sembrerebbe aver concepito. Ma non basta: esso sarebbe un Nulla che attraverso un mare di particelle virtuali crea, a costo zero, il Tutto. Ancora una volta si dimostrerebbe che la dualità è solo apparente e che diviene palpabile solo perché noi crediamo che esista: e siccome ci crediamo, creiamo inconsapevolmente un Universo duale che pertanto ci apparirà in questa guisa.

L’Universo creato da noi stessi dunque non ha in realtà né iniziofine poiché è non locale, il che vuol dire che non esiste tempo e spazio ma questa è solo una nostra errata percezione delle cose (vedi concetto di universo olografico di Bohm e Pribram). Esso è virtuale, cioè modificabile, ed in esso la Coscienza si specchia dividendosi in due e dando origine ad una virtualità olografica e frattalica, virtualmente duale ma realmente unificata, dove la dualità serve solo ad auto-decidersiLa creazione non possiede barriere perché i suoi limiti sono “non limitabili”.

Questo concetto prevede di comprendere come la Coscienza che abita il suo Creato, costruisca la casa dove abita che esiste solo perché è abitata, così come un orbitale atomico esiste perché esiste la probabilità di trovarci dentro il suo inquilino, l’elettrone, e questo ci fa dire che l’orbitale è l’elettrone; allo stesso modo, la Coscienza non abita, ma esiste, essendo essa stessa il luogo dove appare. Se non apparisse, il luogo non sarebbe.

Gli esperimenti di fisica moderna a livello di teoria quantistica non fanno che suffragare l’idea che noi stessi siamo gli autori dell’esperimento, siamo l’esperimento stesso e siamo anche la soluzione dell’esperimento (Evideon dello stesso autore, https://alienabductionsblog.files.wordpress.com/2014/03/evideon3-comprensione-eguarigione_it.pdf). Dunque essendo noi i creatori inconsapevoli dell’universo, sicuramente non abbiamo creato una indeterminazione in esso. Il principio di indeterminazione di Heisenberg sostiene invece che, se si cerca di capire quale sia l’energia di una particella subatomica quale un fotone, non si potrà mai calcolare precisamente il momento in cui essa ha fornito tale informazione e viceversa.

In realtà, recenti esperimenti, hanno dimostrato che si possono effettuare misure al di sotto dello sbarramento di Heisenberg, dimostrando chiaramente che ben altre sono le ragioni del perché ci possa essere uno sbarramento.
Non solo la quantistica moderna non crede più alla esistenza di questo principio, ma esso assume ben altri significati.
Infatti, se noi siamo i creatori dell’Universo, l’indeterminazione rappresenta solo il limite della nostra attuale consapevolezza, come se fossimo NOI STESSI a creare l’indeterminazione, non avendo ben chiaro come l’Universo sia stato costruito da noi stessi. La mancanza di consapevolezza, dunque, si può misurare attraverso i valori espressi dalla costante di Planck. Cosa dobbiamo dunque ancora capire che valga quella indeterminazione che Heisenberg ci mostra?

Ancora una volta Heisenberg cerca se stesso nelle sue formule, come Gödel, ed essendo marxista leninista e quindi totalmente determinista, si crea una realtà virtuale che sembra confutargli questa sua credenza, come lui stesso denuncia nel suo libro. Heisenberg deve capire che l’indeterminazione viene da lui stesso prodotta, creata e, su di lui, con un effetto boomerang, manifestata. Heisenberg deve comprendere dentro di sé, che esiste una seconda parte della realtà universale, quella dell’anti-fotone e deve comprendere che esso si inter-converte in fotone, con un tempo pari al tempo di Planck, come a sottolineare che non esiste il duale ma esiste l’inter-conversione rapida tra due facce della stessa medaglia. Non esiste la destra o la sinistra, ma questa è una percezione dell’uomo, utile a comprendere, alla fine, che la dualità è utile solo allo scopo di fare capire che essa non esiste.
Nell’istante in cui la parte di Heisenberg che è in noi, comprende questo, ecco che si sviluppa la teoria dello Zero Point Energy. Tale teoria dice che l’Universo è fatto di particelle virtuali che nascono assieme come particelle ed anti-particelle dove il vuoto ed il pieno appaiono identici. Il vuoto è tale perché ivi non esiste Nulla o perché esistono TuttoContrario di Tutto che si annichiliscono a vicenda? Così torniamo all’idea che l’Universo sia fatto di un Nulla che crea il Tutto, ma comprendiamo che se esiste lo Zero Point Energy, il Principio di Indeterminazione non ha più ragione di esistere.

Oggi la fisica moderna si rende conto di ciò e tutto questo mostra una cosa importante: per fare stare assieme le leggi di simmetria, che non possono cambiare nel loro contesto globale, si comprende come il fotone e l’anti-fotone debbano per forza essere stati creati a coppie, quali formule di risonanza tra loro, una l’immagine speculare dell’altra, ma, per far salva la simmetria, i fotoni virtuali, cioè i fotoni che sono contemporaneamente anche anti-fotoni, devono nascere entangled fra loro: quando uno dei due fotoni virtuali è fotone, l’altro è anti-fotone. Luce ed anti-luce che per problemi di simmetria, noi vediamo solo come se stessimo osservando una lampadina che si accende e si spegne molto rapidamente, tanto da farci credere che la lampadina sia sempre accesa. Ma perché invece non la vediamo sempre spenta? Perché l’anti-fotone non reagisce con la materia ma solo con l’anti-materia per ragioni di simmetria. Noi infatti siamo illuminati dai fotoni che vengono dal passato ma non dagli anti-fotoni che arrivano dal futuro, anche se essi ci passano attraverso.

Ora possiamo rianalizzare l’indeterminazione di Heisenberg, che è sempre lì ad attenderci. Ma ora, la nostra creazione consapevole ha modificato la “mappa del territorio” cioè la fotografia di quello che io credo sia la realtà ed esso, il territorio, ci appare differente e più vicino alla nostra aumentata comprensione. Così  Arthur Compton riscrive l’indeterminazione di Heisenberg sotto altra forma.
Egli sostiene che ogni corpo oscilla per tornare alle caratteristiche di partenza in modo molto rapido, ma che questa oscillazione può essere presa come un orologio molto preciso. Rock is a clock, dicono i fisici americani ed in questa ottica l’indeterminazione di Hesenberg si enuncia così: La variazione di massa di un oggetto moltiplicata per la frazione di tempo in cui la massa varia diviene eguale alla costante di Planck divisa per il quadrato della velocità della luce.
Dunque una oscillazione ben determinata di un oggetto moltiplicata sostanzialmente per l’inverso della sua frequenza oscillatoria e una ben precisa costante. In questo contesto l’equazione di Compton, che altro non è che quella di Heisenberg riscritta, assume il contesto di qualcosa di ben definito che ci dice anche che, se il fotone esiste esso è in
risonanza con qualcosa d’altro che, guarda caso ha le caratteristiche dell’anti-fotone.

Dunque la fisica moderna ci dice che per acquisire la consapevolezza totale di noi stessi dobbiamo vedere ciò che ancora non vediamo, l’antimateria da una parte ma anche, e contemporaneamente, l’altra parte oscura di noi, che è rappresentata dall’altro che ci fa da specchio. Ma questo specchio rappresenta solo la parte di noi che non abbiamo  compreso poiché nell’istante in cui noi comprendiamo tutto di noi, comprendiamo tutto anche dell’anti-fotone. Sappiamo, in quell’istante, che non esiste un fotone ed un anti-fotone (concetto di dualità) ma esiste una unica cosa che può assumere due connotati speculari, così come frattalicamente la Coscienza divisa in due parti, dà origine all’Universo ed all’Anti-Universo, i due sistemi termodinamici chiusi tra loro che forniscono assieme l’Universo intero quale sistema termodinamico isolato puro.

Dunque non c’è neppure più bisogno di discutere. Noi siamo i Creatori della virtualità, che ci serve per comprendere che la dualità non esiste. L’Universo è l’unico luogo virtuale che esiste, non ci sono altri universi e l’Universo è un sistema isolato senza barriere, dove la sua espansione è solo fittizia.

Infine, per far scontenti tutti, non esiste nè Dio n’è il Bosone di Higgs, ma solo la nostra Consapevolezza sempre entropicamente in aumento fino a raggiungere la Totale Coscienza di Noi Stessi, riunificando il duale dell’Universo di cui non avremo presto più bisogno.

Tutto ciò ci insegna che, se è vero che l’entropia secondo il principio della termodinamica aumenta sempre, e con essa anche la nostra consapevolezza, quello che ci rimane da fare è individuare tutte quelle azioni che producono simmetria nell’Universo e scartare quelle che producono un aumento di disimmetria, perché contro-termodinamiche e ciò la dice lunga sull’accumulo di denaro, sulle idee razziali, sulle azioni di tipo “divide et impera” dei nostri governanti.

Il Mondo Felice si effettua nell’unione e non al contrario, e questo non è un pensiero uscito dal cappello di un mago, ma la pura realtà fisica da un lato e il puro sentire interiore dall’altro, mettendo d’accordo emisfero destro e sinistro, nel matrimonio alchemico che porta inevitabilmente a comprendere e ricordare chi siamo, con piena consapevolezza
del sé, in barba ad Hofstaldter, Heisenberg, Higgse Goedel vissuti nel tentativo infruttuoso di comprendere, come molti altri, se stessi.

L’unico limite è nella consapevolezza della propria creazione.

 

 


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