Correvano gli anni novanta quando il fisico francese Alain Aspect condusse degli esperimenti di fisica quantistica che mutarono, in poco tempo, la visione dell’universo e del mondo. Non soltanto in ambito scientifico avvenne una rivoluzione che fu alla base della moderna fisica quantistica ma i risvolti sul piano filosofico investirono la Scienza Sacra per eccellenza: la magia.

Aspect prese un atomo di calcio eccitato, cioè ad alta energia, e provocò il suo decadimento. Nel momento in cui l’energia dell’atomo scende l’atomo emette due fotoni che si dirigono in direzioni opposte. Aspect scoprì che variando la direzione di un fotone l’altro fotone, a qualunque distanza si trovasse, variava anch’egli, istantaneamente, la propria direzione. Quest’esperimento fu la base per definire la natura non locale di tutto l’universo. Si scoprì la non località dell’entanglement quantistico che fu, a sua volta, la radice di fondo per definire l’universo come un grande ologramma e un grande frattale. Frattale deriva da “frazione del tutto”, e definisce come il Tutto possa essere contenuto in una sua frazione. La stessa cosa accade con un’immagine olografica in cui, se noi prendiamo una parte dell’immagine, non troveremo un particolare dell’immagine ma l’intera immagine contenuta in quel pezzo di ologramma.

In ambito scientifico avvenne una vera e propria rivoluzione. Tutte le scienze correlate sembravano, ognuna nel proprio campo, ravvisare la natura olografica dell’universo. Il fisico David Bohm descrisse in termini olografici e frattali l’universo. Il biologo Rupert Scheldrake scoprì i campi che lui chiamò morfogenetici, dettati da leggi non locali. Il neurofisiologo Karl Pribram descrisse il cervello come un lettore di ologrammi. Il chimico Corrado Malanga formulò un sistema omnicomprensivo basato sull’universo frattale e olografico che va sotto il nome di “sistema di evideon”. Oggigiorno siamo arrivati alla comprensione che l’universo olografico e frattale sia una realtà verificata con i metodi della scienza moderna.

I risvolti delle scoperte scientifiche nell’ambito della fisica quantistica investirono qualcosa di ancora più alto. Dopo tanti secoli la scienza riabbracciò l’antica magia. Il principio unico di Ermete sul quale poggiava la magia e che permetteva l’azione magica con tutte le meraviglie, o conseguenze che ne derivavano, si definì scientificamente e divenne la non località dell’Entanglement quantistico.

In ben che non si dica la scienza abbatté la dura struttura della materia e definì l’universo proprio come la magia lo aveva concepito da sempre. La Maya degli indiani, l’Iside velata degli esoteristi divennero concetti paragonabili al nuovo modello dell’universo olografico, virtuale e frattale.

Oggigiorno le finte barriere divisorie tra le varie discipline sono crollate per svelare quell’unica filosofia che incorpora tutta la conoscenza cosmica, ossia la magia. La vera magia, con le sue leggi naturali, racchiude la conoscenza moderna dell’universo olografico. Con gli esperimenti di fisica moderna si possono spiegare non solo le interazioni delle particelle elementari ma anche tutti i fenomeni che in passato erano considerati paranormali.

Non esiste più nulla di paranormale grazie al fatto che la scienza virtuale, frattale e olografica dell’universo si è integrata con la magia, la fonte dalla quale essa proveniva. Il vero mago-scienziato moderno sarà come il mago astrologo delle antiche città stato ieratiche sumere. Egli deterrà le conoscenze sull’universo in maniera ancora più integrata di prima dove le regole magiche troveranno conferma reale nelle conoscenze scientifiche odierne. Il mondo razionale e quello sensitivo si sono, oggigiorno, riunificati indissolubilmente.


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