IL DENARO NON DA’ LA FELICITA’

Era il 4 Luglio 1776 e per la prima volta, in un documento ufficiale di una democrazia moderna, venne certificato per iscritto il Diritto al perseguimento della Felicità e  il documento in questione era  la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Da allora sono trascorsi 240 anni, ma questo obiettivo non è stato ancora raggiunto.

Secondo uno studio di Eurostat-Eurobarometro  riferito al periodo compreso tra il 1975 e il 1992 emerge che, mentre il reddito pro capite delle persone in Europa è costantemente aumentato, la misura della felicità individuale è rimasta sostanzialmente invariata. Anche i dati provenienti dagli Stati Uniti sembrerebbero confermare questa tendenza. Dal 2012 la felicità viene misurata ufficialmente dal World Happiness Report ( ONU ) in 155 paesi del mondo: come possiamo vedere dalla tabella qui sotto, solo la Norvegia compare ai primi 10 posti sia nella classifica della Felicità che per ricchezza del Paese ( PIL ).

Quindi maggiore ricchezza non significa automaticamente maggiore felicità.

Anche lo sguardo critico e razionale degli economisti, ormai, analizza con sempre maggiore attenzione le contraddizioni e le disarmonie sociali che si rilevano dietro le disparità del trend sulla quantità dei consumi e la qualità della vita individuale. E sono sempre di più le singole persone e nuclei familiari o sociali che ricercano prassi di vita meno febbrili e più attente alla libera espressione umana.

La semplice sopravvivenza e il riparo dalle malattie sono stati per gran parte della storia umana necessità imprescindibili ma oggi non possiamo più prescindere dall’annoverare come imprescindibile anche il Diritto alla Felicità , insieme alle Libertà fondamentali elencate nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, quale diritto universale fondamentale da perseguire con determinazione nell’interesse del benessere di tutti i Popoli e di ogni Essere Umano sul pianeta Terra. S.F.

 

     2 – ABBIAMO DI PIU’, MA NON BASTA

 

L’ECONOMIA DELLA FELICITA’

Linguista e antropologa svedese nata nel 1946, Helena Norberg-Hodge si è costruita negli anni una grande autorevolezza tra gli ambientalisti per le sue lucide e visionarie analisi  sulle dinamiche  della globalizzazione e sulle logiche del profitto delle multinazionali a cui ella contrappone con forza lo sviluppo antitetico delle economie locali nella difesa della identità culturali e del benessere economico più diffuso.

Helena è l’autrice del film-documentario intitolato L’Economia della Felicità  la cui sintesi in formato video riportiamo in queste pagine  proprio in quanto efficace riflessione e presa di coscienza del cambiamento profondo da attuare. Ormai assistiamo quasi inermi all’imposizione di un modello economico schizofrenico  con scambi commerciali a livello globale dove però spesso i Paesi finiscono per importare ed esportare tra loro le stesse quantità degli stessi beni in un processo senza senso che ha come risultato l’aumento della disoccupazione, il danneggiamento dei tessuti produttivi locali e un impoverimento economico generalizzato soprattutto per le classi medie.

3 – HELENA NORBERG-HODGE

 

Unico modo di cambiare questo sistema è invertire il processo, facendo in modo che si consumino prodotti provenienti dalla propria terra, realizzati dai piccoli produttori locali. Nel suo film L’Economia della Felicità  Helena spiega come l’attivismo e la localizzazione possano essere una concreta e valida alternativa alla globalizzazione selvaggia ed incontrollata.

4 – I VANTAGGI DELL’ECONOMIA LOCALE

 

Naturalmente esiste il problema dell’informazione e della comunicazione: come si fa a diffondere questo messaggio considerato che le multinazionali controllano i media e ricattano i governi nazionali? Qui viene in aiuto la crescita di consapevolezza che sta caratterizzando soprattutto i Paesi occidentali, dove una fetta sempre maggiore dell’opinione pubblica comincia a comprendere quali siano le manipolazioni e la propaganda messa in atto dai media di regime . È necessario lavorare per avere un altro tipo di informazione,  che valorizzando radio e media alternativi,  come il web e il mondo dei social, al fine di determinare quell’inversione di tendenza di cui il pianeta intero ha bisogno per sopravvivere. S.F.

 

 


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