Secondo l’OMS la salute è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” ma, secondo la tradizione popolare, un buono stato di salute è considerato come un qualcosa che permette le normali funzioni della vita quotidiana. Ne consegue che tutti quei sintomi o disagi che non permettono tali funzioni sono da considerarsi vere e proprie malattie. In realtà, dietro il concetto di salute, e conseguentemente di malattia, c’è una tradizione antichissima che ha a che fare con l’universo per come era conosciuto dalle tradizioni magiche antiche.

Per la magia antica era chiaro che lo stato di malattia era causato da uno squilibrio energetico all’interno dell’individuo che si verificava nel momento in cui egli si staccava dal flusso dell’energia circolare che fluiva costantemente nell’universo. Ne conseguiva che, per poter recuperare lo stato di salute, l’individuo doveva ritrovare la sua fonte originaria a contatto con le forze più profonde della sua psiche ricongiungendosi con l’energia creatrice divina insita nella sua Anima.

Cosa accadeva, però, qualora l’Anima non fosse più all’interno del corpo?  Questo era il problema principale che andavano a risolvere gli sciamani quando venivano chiamati dal malato perché curassero la sua malattia. Sapevano che quello stato di disarmonia che aveva portato alla malattia era stato causato da un’Anima che si era persa in qualche parte dell’universo o era stata rapita da entità malevoli. Il viaggio sciamanico aveva la funzione di recuperare l’Anima del malato e riportarla nel suo corpo.

Accadeva anche che l’Anima si perdesse per causa di un evento traumatico accaduto nel passato e ora faceva fatica a ritornare in un presente dal quale voleva assolutamente fuggire. Anche in questo caso lo sciamano andava a recuperare l’Anima persa.

Da queste considerazioni magiche possiamo ravvisare la grande conoscenza che le culture antiche avevano riguardo la malattia e la guarigione. Oggi, in un’epoca in cui andiamo recuperando il senso sacro dello stato di salute, non più visto come semplice assenza di sintomi in un corpo-macchina totalmente de-spiritualizzato, l

 

e antiche conoscenze riguardo la salute sono state recuperate, anche se vengono divulgate, ovviamente, con un linguaggio più adatto ai nuovi tempi.

E allora in programmazione neurolinguistica si parla di lavorare sulla time-line invece che di recuperare l’Anima con il volo sciamanico; in ipnosi regressiva si concentra l’attenzione sull’evento traumatico portando il presente del soggetto in quello che erroneamente viene definito il passato; oppure si parla di adduzione o parassitaggio di Anima da parte di entità aliene al pianeta Terra.

In un modo o nell’altro appare evidente che alla base di un buono stato di salute vi sia una consapevolezza che deve essere acquisita. E si acquisisce questa consapevolezza attraverso uno stato momentaneo di malattia che ha quindi la funzione di creare l’esperienza virtuale funzionale a ritrovare il futuro stato di salute.

 

Ora, tutti i processi evolutivi hanno uno svolgimento trifasico. Vediamo nel dettaglio queste tre fasi:

Fase n° 1
In questa fase regna uno stato integrativo tra le varie funzioni dell’Essere, caratterizzato dallo stato di salute e simboleggiato nel mito dall’androginia primordiale o dal Re e dalla Regina “felici e contenti” nel loro palazzo reale. In questa fase lo stato di salute esiste in quanto tale ma l’individuo non ne ha consapevolezza alcuna poiché non ha ancora svolto l’esperienza duale e separativa.

Fase n° 2
In questa fase sorge la malattia come inizio di un percorso nel labirinto della vita. Si crea disarmonia e disordine, mentre procede l’esperienza nel duale. Nel mito gli eroi iniziano le loro prove esperienziali. In questa fase perdura la malattia sin quando non termina l’esperienza virtuale e separativa per l’acquisizione di coscienza.

Fase n°3
Si ricrea lo stato di salute iniziale. Questa volta, però, con uno stato di maggiore consapevolezza dettato dall’esperienza della malattia svolta in passato. Simbolicamente corrisponde allo stato di ermafroditismo raggiunto tramite il matrimonio mistico e che coincide con una piena coscienza di sé. Corrisponde alla conclusione positiva del ciclo delle prove esperienziali con il Re e la Regina che alla fine “vissero felici e contenti”.

In questo contesto appare evidente come lo stato di salute possa essere ripristinato solo e soltanto dall’individuo stesso, in quanto egli è l’unico Essere implicato che possa fare l’esperienza guarendosi dai propri mali.

In questo senso, possiamo anche comprendere la ragione per la quale gli sciamani si ammalavano della stessa malattia del malato dopo averlo guarito. Questo meccanismo si innescava per il semplice fatto che lo sciamano stesso, cosciente o no, si addossava l’esperienza che il malato non voleva affrontare tramite la sua malattia per acquisire consapevolezza di sé. A questo punto rimane l’interrogativo sul perché alcune volte, dopo una malattia, non si ripristina lo stato di salute. Dobbiamo subito affermare che anche la morte, in questo senso, è da considerarsi a tutti gli effetti un’esperienza da compiersi per acquisire la consapevolezza della finitudine di ogni manifestazione ciclica.

Negli ultimi decenni anche la medicina tradizionale, o per meglio dire, alcuni medici occidentali, hanno cercato nuove strade e nuovi approcci terapeutici, nel tentativo di risolvere alcune patologie; alcuni di loro durante la loro ricerca hanno provato a percorrere strade alternative, spesso affrontando muri di incomprensione e evidenti boicottaggi. Il caso più eclatante, ma non il solo, è quello del dr. Ryke Geerd Hamer. Per questo medico tedesco, fondatore della Nuova Medicina Germanica, la malattia è un semplice Programma Sensato Biologico Speciale (SBS) che la natura attua al fine di risolvere un problema che dipende sempre da un trauma o un conflitto che nasce nell’individuo sul piano emotivo. Se, però, tale conflitto non si risolve e perdura per molto tempo, anche la successiva fase di guarigione (vagotonia) ne potrebbe risentire negativamente fino a portare alla conseguente morte dell’individuo. Quest’ultimo accadimento indicherebbe, per Hamer, che la vita elimina chi non è in grado di affrontare l’esperienza che impone la vita stessa.

Le cinque leggi biologiche scoperte da Hamer ci vengono in aiuto in un’epoca in cui l’uomo moderno è a contatto con due mondi che si stanno mescolando e in futuro dovranno, per forza di cose, integrarsi: il mondo orientale dello spirito e il mondo occidentale della materia. Hamer ci parla della malattia in termini di conflitto biologico (DHS) vissuto a livello psichico che si riflette a livello celebrale e organico. Egli segue il paziente con un metodo che si serve anche della tecnologia moderna (TAC cerebrale senza liquido di contrasto) ma ci parla del mondo dello spirito poiché, alla base, egli fa acquisire coscienza al paziente di ciò che ha vissuto psichicamente e lo ha portato allo stato di malattia. Metodologia in netto contrasto con la medicina tradizionale occidentale la quale non ha mai voluto prendere in considerazione il fatto che dietro alla malattia ci fosse un individuo nella sua totalità e ha sempre guardato meccanicisticamente solo ai singoli organi e alle loro funzionalità .

Per quanto le teorie di Hamer siano fortemente contrastate e molto discusse, è tuttavia difficile non concordare sul fatto che un buono stato di salute è qualcosa che ha a che fare con l’interezza di un individuo, quale creatore ultimo della sua stessa malattia o salute. È questo il paradigma sul quale lavorare con tutte le conoscenze acquisite fin qui. Il resto verrà da sé.


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