“Non sono né i miei pensieri, né le mie emozioni, né le mie percezioni sensoriali, né le mie esperienze. Io non sono il contenuto della mia vita.
 Sono lo spazio nel quale tutto si produce.
 Sono la coscienza. Sono il presente. Sono.”

ECKHART TOLLE

Non prendeteci per presuntuosi, anzi piuttosto invochiamo la vostra indulgenza se qualcuno di voi dall’alto del suo percorso accademico riscontrasse qualche sbavatura di tipo semantico o filologico nell’affrontare materie così impegnative, ma il nostro obiettivo  non è quello di parlare ex cathedra. Argomenti come  il significato di coscienza, cosa è la consapevolezza, quanto è importante la conoscenza di sè accompagnano l’umanità da millenni e tuttavia non sono oggi meno ostici di ieri.

Ora, generalmente con il termine consapevolezza si intende l’attività della coscienza legata al riconoscimento del Sé ed è comunemente riferito al solo Essere Umano, essendo stato finora sempre negato al mondo animale  il riconoscimento di questo requisito.

Chi non ricorda infatti i versi leopardiani del “Canto notturno in un pastore errante dell’Asia” dove, alla luce di una luna immemore dell’uomo, il pastore parlando al suo gregge afferma mesto:

“Forse s’avess’io l’ale
Da volar su le nubi,
E noverar le stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giogo in giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna.”

 

La consapevolezza sembra quindi contraddistinguere la natura umana, se con questo termine intendiamo la vera natura umana, la sua essenza, non  tanto la condizione umana, sottoposta quest’ultima alle fluttuazioni  del tempo e della storia.

La consapevolezza è innata in tutti gli uomini, almeno a livello potenziale, sia nell’essere più evoluto, sia in quello meno evoluto; nel primo caso, essa è semplicemente più sviluppata, e perciò evidente, nel secondo caso è nascosta o latente.

Negli ultimi anni,con frequenza crescente soprattutto negli ambienti attenti allo sviluppo personale,questo concetto sembra assumere un ruolo sempre più centrale,paradigmatico di un cambiamento in atto.

 

Sembra insomma che sotto le ceneri “nucleari” della modernità, sotto le macerie del modello economico-sociale  di matrice neoliberista, covi un fuoco  ancora tenue e tuttavia intrepido: una fiamma irrequieta, fremente che vuole crescere e affermarsi e che non si riconosce più  in quel modello e non vuole più uniformarvisi. E’ evidente che cambiamenti così epocali incontrino grandi resistenze anche perché ormai gli interessi  di intere fazioni o settori economici si sono globalizzati e muovono fiumi di denaro in grado di condizionare pesantemente, o quantomeno rallentare significativamente, questo percorso di emancipazione umana.


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