L’era nella quale ci apprestiamo ad entrare è sempre più caratterizzata dal transumanesimo. In questa categoria inseriamo tutti quei processi di modifica della struttura neuro-vegetativa, oltre che spirituale, dell’Uomo. L’avvento della Industria 4.0 lancia sempre più la figura del Cyborg come “soggetto vero e proprio” col quale fare i conti. Inoltre, per l’essere umano sono in atto processi di svilimento antropologico che ne riducono sempre più le capacità intellettive, come la tecnologia telematica. In questo meccanismo di “appiattimento verso il basso” delle potenziali qualità umane – in sostanza l’esatto contrario dell’Oltreuomo di Nietzsche o dei Vîra della Tradizione dell’antica India – rientrano anche i processi di: degenerescenza “tecnica” delle caratteristiche sessuali; di decadenza spirituale, dello stile di vita e del bagaglio culturale, artistico e tradizionale. Il prodotto di questa “evoluzione” per la quale si spinge è lo “Androgino”, ovvero un essere inconsapevole delle proprie caratteristiche naturali e manipolabile su vari livelli dalle élite. Affrontiamo qui l’argomento sulle questioni di: tecnologia, sessualità, etno-nazionalità, diffusione del sistema di stupefacenti e di stili di vita decadenti.

Vîra

Androgino

 

OPPURE

 

 

 

 

Parte 1     Tecnologia e Media

Le scuole di pensiero europee ci offrono due chiavi di lettura dei mezzi di produzione e dei mezzi tecnologici. Da un lato abbiamo il razionalismo e le sue diramazioni che hanno la summa massima nel pensiero di Karl Marx. Secondo questa concezione la storia è “storia di lotte di classe”(1) e di successione evoluta dei mezzi di produzione. Questi ultimi quindi, sottoposti a questo gioco, sono utilizzati dalle classi a seconda dei loro scopi. Tuttavia già alcuni allievi della Scuola di Francoforte come Herbert Marcuse misero in luce la funzionalità esclusiva dei mezzi tecnologici ad appannaggio della classe dominante e la natura totalizzante di essi (2). Dall’altro punto di vista utilizzando l’approccio metafisico e tradizionale, come in Evola ed Heidegger, i postulati, figli dell’evoluzionismo, cadono definendo il dominio di questi mezzi nella società come segno del “moto decadente della storia”.

A partire da queste basi possiamo sviluppare una breve analisi critica della tecnologia e trarne delle deduzioni logiche. Innanzitutto dovremmo riformulare la concezione marxiana inserendo il mainstream mediatico nel ruolo principe di sovrastruttura al posto di ideologia e politica. E’ evidente sempre più che le decisioni reali vengono prese altrove rispetto che a parlamenti o luoghi eletti “democraticamente”. Oramai infatti, i governi politici sono ridotti a ruolo di passacarte delle centrali economico-finanziarie e viceversa l’apparato mediatico governa molto di più. Il mainstream in sintesi: 1- prepara l’opinione pubblica; 2 – lavora su menti ed inconscio dei singoli; 3 – mette al bando i dissidenti (psicopolizia orwelliana). Importanti a riguardo sono i legami che società come Google o Facebook hanno con centrali di potere come la CIA. Note a tutti inoltre, sono le campagne anti-Fake News che i governi come quello italiano mettono in campo per strategie di censura o di diversione dell’informazione.

Andando più nel tecnico possiamo osservare come alcune azioni di tipo meta-biologico sono in atto nella modifica del normale apparato del corpo umano. In Homo Videns (3), Giovanni Sartori definisce il nuovo tipo antropologico che viene fuori attraverso una modifica della forma mentis. L’ Homo Videns perde la naturale capacità di astrazione che ha il cervello in quanto essa si forma e si esercita leggendo. L’esposizione stessa davanti agli schermi di TV e Computer fa perdere questa capacità, verso un tipo di cervello che, senza più filtri, assorbe in continuazione dati e informazioni. Di conseguenza, tutte le cose che si apprenderanno saranno quelle che le agenzie mediatiche decidono. E, infine, il saper discernere tra verità e bugia verrà sempre meno, visto che l’unico modo per farlo sarà possedere la capacità di astrazione.

Altro tipo di azione oggettiva – cioè dovuta all’azione tecnica che il mezzo stesso effettua nel suo normale funzionamento – è la propagazione delle onde Alpha (4). TV, Schermi di PC o Smartphone emettono queste onde che inducono stati di lieve ipnosi, nei quali è molto più fluente il passaggio in ingresso di informazioni, immagini e dati. Da questi elementi si può dedurre logicamente che i mezzi tecnologici, di quelli esaminati, perdono via via per motivi oggettivi il loro significato intrinseco di mezzo divenendo un fine. Non a caso notiamo, poi, come il capovolgimento di questa sequenza logica porta all’azione finalizzata al mezzo – è il caso dei mezzi social dove tutto viene esposto, finanche la situazione più insignificante.

Come dicevamo all’inizio, il paradigma stesso del positivismo porta a credere che l’evoluzione sta nei mezzi di produzione, quindi come si è passati dalla stampa al ciclostile, così ora si passa a Internet o dal cellulare allo Smartphone. Diversamente potremmo ipotizzare anche una via prettamente scientifica che ne smentisce questa sua presunta logicità e gli studi del neuro-psichiatra Karl Pribram (5) ci vengono in soccorso. Egli realizza la tesi sul “Cervello Olografico”, una capacità di azione di lettura della griglia spazio-temporale che farebbe impallidire le più sofisticate apparecchiature da virtualità 3d contemporanee. Anche il fisico David Bohm teorizza il concetto di “Universo Olografico” come proiezione continua delle informazione già presenti all’interno dell’individuo sull’esterno (6). Su questa base sorge spontaneo chiedersi a quali necessità logiche e di potere risponde il bombardamento informatico-cibernetico al quale siamo sottoposti. A riguardo, sulla robotica sappiamo, dagli atti dell’Istituto Aspen (7), quanto le lobby dell’economia e del pensiero investono per la sua diffusione e, la cosa, fa dubitare sulla effettiva agevolazione che queste tecnologie producono.

Campione abbastanza importante dal quale trarre dati e spunti importanti è tutta la vicenda legata ai Social Network. Marshall McLuhan (8) annunciava il concetto di Villaggio Globale  come di una società nella quale le connessioni sono aperte, fluenti e in chiave mondiale. Questa visione è stata presa in prestito dai promotori e dai fanatici della rete a sostegno dell’incontrovertibilità di Internet. Il problema è che lo stesso McLuhan descrive anche gli aspetti deteriori che hanno i mezzi tecnologici in generale, in particolare l’azione sull’Ego. Di questo si tratta quando i mezzi social vengono riempiti di fotografie dette Selfie, auto-scatti che oramai, ovunque, celebrano volti anonimi in una mania che supera il semplice fenomeno modaiolo del momento. E’ chiaro, poi, che se gli individui vivono stati di profondo malessere – per motivi a carattere economico-sociale o di disgregazione di valori e di integrità della persona – questo malessere diviene visibile e “social”. Ma in questo caso non si ha un processo di socializzazione auspicabile, ma quello che il filosofo Costanzo Preve definiva di “solitudine connessa via internet”.

Sempre sui mezzi “social” possiamo rilevare, da un comportamento diffuso, come essi incidono nel percorso logico relazionale. Nei gruppi di amici Facebook è solito, ad esempio, scrivere uno “stato” sulla propria bacheca in risposta ad un link o ad uno “stato” postato su un’altra bacheca. Si costruiscono così catene di legami informativi tra loro sconnessi, “dissonanze” si direbbe in psicoanalisi. Si perde quindi la naturale capacità logica, per cui se un punto “A” e uno “B” devono dirsi qualcosa tra loro,  passano invece per “C”. La relazione semplice e fluida, quindi, viene intralciata e minata alla base, nel ragionamento. Sempre sul pericolo reale della tecnologia informatica, ricordiamo l’intervista allo stesso Steve Jobs, il quale, aveva dichiarato di vietare ai propri figli piccoli l’uso delle tecnologie Apple (9).

Comprendere l’essenza dei mezzi tecnologici è fondamentale per articolarne un uso “consapevole” e “armonico”, tuttavia è da tenere in conto cosa produce e quali poteri “serve” una società fondata sul dominio estremo della tecnica. Già Martin Heidegger descrive la pericolosità della tecnica (10) nella sua azione di oggettivazione dell’essere, che ne distorce la sua essenza più profonda. Anche Julius Evola, inoltre, definisce gli aspetti del dominio della tecnica come intrinsecamente negativi. Essi sono l’espressione conclamata del Kali Yuga indiano o Età del ferro greca. A riguardo Evola vede nel trionfo dell’Americanismo il palesarsi della leggenda russa sulla “Bestia Senza Nome” (11), ovvero un‘entità astratta costituita da individui atomizzati identici ed interscambiabili. A definire bene gli sviluppi di una società ultra-tecnologizzata ci può venire incontro la fantascienza. Ad esempio, Philip K. Dick immaginava mondi dove l’uomo si serve delle macchine, ma dove queste lo superano in una sorta di lotta per la sopravvivenza. Ma senza ricorrere a capolavori dell’immaginazione, il matematico Alan Turing già si era imbattuto nella formulazione di un’ipotesi di macchina pensante (12). In generale oramai, è di evidenza pubblica quanto le tecnologie di tipo robot siano all’ordine del giorno, sia nel campo della produzione ma anche nel campo del quotidiano. Di conseguenza, molte delle deduzioni e dei dubbi evidenziati dovrebbero portare ad un uso consapevole di alcuni dei mezzi da parte del fruitore e ad una progressiva eliminazione di altri. Più difficile sarebbe piuttosto un’azione che favorisca un maggiore controllo da parte di strutture statali, sovranazionali o di mercato. Come abbiamo visto infatti, sono proprio queste strutture a spingere verso la diffusione delle “nuove tecnologie” per motivi di profitti economici o di carattere politico-totalitario.

 

Parte 2     Gender e contraffazione della sessualità naturale

In molti nella storia si sono imbattuti nella questione della sessualità. In generale, possiamo dire che essa è una precisa polarizzazione con la quale la natura assicura la continuazione della vita e l’Uomo arricchisce la propria sfera spirituale. Uscendo dalla sfera prettamente biologica annoveriamo le ricerche sulla questione del Maschile e del Femminile di Carl Gustav Jung. Egli identifica, grazie alle ricerche psicoanalitiche, questi due principi con Animus e Anima (13) che sono, in sintesi, la componente logico-razionale – il Maschile – e quella percettivo-emozionale – il Femminile. Su queste due parti anche Rudolf Steiner – attraverso gli strumenti dell’antroposofia – si è interrogato sulle loro caratteristiche e le ha denominate Spirito ed Anima (14). In Julius Evola poi il sesso è dotato di una propria metafisica (15), ed egli vedeva nello Spirito – il Maschile – un elemento di tipo “superiore” per determinate prerogative della persona. Tuttavia Evola sosteneva che “la Femmina pienamente realizzata in Sé, è un essere superiore al Maschio non pienamente realizzato”. Tutto questo dibattito ha animato parte della conoscenza di inizio novecento, dalla quale si darà vita ad una lunga diatriba in filosofia sulla prevalenza dell’uno o dell’altro lato: tra i sostenitori del Maschile come Evola e i sostenitori del Femminino Sacro come Rosenberg, Bergmann o Klages – di quest’ultimo celebre l’asserzione “lo spirito, il peggior nemico dell’anima”.

Ora immaginiamo bene, grazie a questo brevissimo quadro, che tutto questo patrimonio di conoscenze debba essere manomesso e misinterpretato a favore di “nuove” concezioni sulla sessualità. Questo è, a tutti gli effetti, il cappello di presentazione della questione Gender e della sua smembrante ideologia di fondo. Se il Maschile e il Femminile sono due parti ben precise – che costituiscono i fluidi essenziali interni ed esterni all’individuo determinandone la fisica attrattiva – che senso ha forzare e certificare una capillarità di modelli, ai quali poi con sapienti politiche di rieducazione bisogna uniformarsi? Sulla questione Gender (16) si è espresso l’intellettuale francese Alain de Benoist. Per questi, la suddetta ideologia va a pervertire il naturale percorso che esiste tra le tre sfere di “sesso biologico”, “sessualità” (comprese le sue diverse tipologie) e “molteplicità delle pratiche sessuali”. Andando a vedere le motivazioni alla base della teoria Gender – sviluppi del femminismo intersezionale – de Benoist mette in luce che, nonostante diverse composizioni siano possibili, sia presente anche una normale catena gerarchica tra le tre sfere indicate. Per cui si può essere di sesso femminile ed avere una sessualità maschile o ermafrodita, pur tuttavia il sesso biologico rimane sempre femminile. D’altro canto si può essere maschi e trovare soddisfazione in “particolari” pratiche, tuttavia il sesso biologico è sempre maschile. La verità sostanziale è che questa teoria va proprio ad attaccare la sessualità, creando quest’unico calderone magmatico e pieno di momentanee autocertificazioni sessuali degne di un supermercato. A trionfare alla fine è lo “identico” – “essere tante cose per non essere nulla” – e la mercificazione/annullamento delle qualità sessuali dell’individuo. Quest’ultimo punto per de Benoist ricalca il puritanesimo ancestrale, dove se nella Bibbia i sessi erano coperti perché “non si poteva vedere”, ora lo sono perché “non c’è più nulla da vedere”.

A tutto ciò la riflessione va poi estesa al campo prettamente pratico. Già sono state diffuse direttive dell’OMS alle scuole riguardo quella che è a tutti gli effetti una “rieducazione sessuale” (17), dove si insegna, a pochi anni, cos’è la masturbazione e la normalità omosessuale. La pappardella è la solita: viene presentato come l’affermarsi di “diritti e informazione” in materia sessuale ciò che è “obbligo e diversione informativa”. In realtà, basterebbe pensare perché mai il blocco di potere che li promuove dovrebbe attuare provvedimenti a favore degli individui. E infine, bisognerebbe andare a vedere questi “diritti” come si concretizzano, perché e da chi sono promossi. Nel caso del Gender inoltre le direttive che si prestano ad entrare a gamba tesa nelle scuole assumono tinte prettamente lucubri. Nella storia è stato il Terzo Reich a organizzare forme di rieducazione sessuale così totalizzanti, anche se non in queste determinate forme demoniche.

Interessanti, sulla questione omosessualità sono le ricerche psicoanalitiche di Corrado Malanga, le quali razionalizzerebbero definitivamente la cosa, eliminando quindi le possibili forzature sia in senso omofobo che omosessista. Tenendo conto che il Maschile e il Femminile sono 2 parti presenti nell’individuo che hanno una specifica localizzazione nella mente – una nel lobo sinistro e l’altra in quello destro – per l’omosessuale, come nel mancino, queste 2 parti sono semplicemente invertite di posto (18). Di conseguenza la vera omosessualità parte dalla naturalezza stessa dell’essere e non ha bisogno di codici legali e ostentazioni a fini di conformismo. Stabilito questo, quindi, il resto è “bassa consapevolezza della propria sessualità confusa in omosessualità”. Le riflessioni fatte dovrebbero aiutare alla comprensione delle cose tenendo conto dei vari punti di vista. In generale, bisogna tenere alta la guardia sia verso le seduzioni dei falsi profeti del nuovo ordine mondiale –passate come diritti – sia verso gli atteggiamenti di chiusura a prescindere riguardo la sessualità. La millenaria Tradizione europea – prosecuzione di altre civiltà – si è già interrogata su tutti gli aspetti legati alla metafisica del sesso e non ha bisogno né di prendere lezioni né di far manomettere il proprio bagaglio di conoscenze ad annichilenti entità sgradite come le “élite del NWO”.

NOTE

[1] Marx K. – Engels F., Il manifesto del Partito Comunista, Roma, Editori Riuniti, 2001
[2] Marcuse H., L’uomo a una dimensione. L’ideologia della società industriale avanzata, Torino, Einaudi, 1967
[3] Sartori G., Homo Videns. Televisione e post-pensiero, Bari, Editori Laterza, 2007
[4] GenerazioneBio.com, GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA TV SUL CERVELLO, http://www.generazionebio.com/notizie/2139-effetti-collaterali-tv-cervello.html
[5] Pribram K.H., Brain and Perception: Holonomy and Structure in Processing, Mahwah – New Jersey (USA), Lawrence Erlbaum Associates, 1991
[6] Bohm D., Universo, mente, materia, Milano, Red Edizioni, 1996
[7] Aspen Institute Italia, Industry 4.0: comparing best practices in the EU, http://www.aspeninstitute.it/attivita/industry-40-comparing-best-practices-eu
[8] McLuhan M., Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 2008
[9] Huffingtonpost.it, Steve Jobs non voleva che i figli usassero la “sua” tecnologia. Ecco perché http://www.huffingtonpost.it/2016/02/25/steve-jobs-figli-tecnologia_n_9313788.html
[10] Heidegger M., La questione della tecnica, Firenze, goWare, 2017
[11] Evola J., Rivolta contro il mondo moderno, Roma, Edizioni Mediterranee, 1998
[12] Castelfranchi Y., Macchine come noi. La scommessa dell’Intelligenza Artificiale, Roma-Bari, Laterza, 2000
[13] Jung. C.G., L’ uomo e i suoi simboli, Milano, TEA, 2007
[14] Steiner R., Anima e Spirito nell’Uomo e nell’Animale, Milano, Antroposofica Editrice, 2013
[15] Evola J., Metafisica del sesso, Roma, Edizioni Mediterranee, 1994
[16] de Benoist A., Alain de Benoist contro la “teoria gender”, https://www.youtube.com/watch?v=cBvnc2ltiYo
[17] Blondet M., “Gender” come arma della nuova oppressione libertaria, http://www.maurizioblondet.it/gender-arma-della-nuova-oppressione-libertaria/
[18] Malanga C., L’UNIVERSO A COLORI, https://alienabductionsblog.files.wordpress.com/2014/03/tctd-l-universo-a-colori.pdf

 


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